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                  <text>�Tradizione e folk- revival
« Il rapporto del presente con il passato è uno dei problemi principali in tutte le culture ».
Bruno Nettl
Studiare le forme della nostalgia, del ritorno, del ripescaggio, della riattualizzazione di qualcosa
che si è perso nel tempo, consiste in primo luogo nel cogliere somiglianze e differenze, in altre parole nel
classificarle. In alcuni casi è un "continuare" una propria tradizione, in molti altri è solo una forma di
moda o un'espressione etnocentrica per affermare la propria appartenenza ad una cultura, ad una
comunità. Un'esasperata voglia identitaria, che porta una cultura a scontrarsi con un'altra; altre volte
invece a percorrere un cammino parallelo di riscoperta e di riproposizione in chiave non conflittuale
della diversità culturale, non ponendo l'accento sulle differenze ma sul fatto che ogni cultura è già di per
sé multiculturale.
L'Italia è l'unico paese al mondo che non ha un termine specifico per definire la propria cultura
"identitaria", o meglio, nessun termine lo esprime. Il termine Folk ci riporta a un'immagine di gruppi
musicali da "cartolina", da "bel paese", da pizza e mandolino, il termine "popolare" è invece relativo:
popolare potrebbe essere qualsiasi forma culturale/musicale seguita dalle grandi masse. Il dibattito è
ancora aperto, o perlomeno rimane in sospeso. La ricerca sulla cultura tradizionale in Italia inizia con gli
studi di demologia nei primi decenni del '900, ma solo agli inizi degli anni 50 del secolo scorso
l'interesse si fa più vivo e articolato, coinvolgendo altri dipartimenti di studio.
L'interdipartimentalità della ricerca ha inizio con le campagne studio di Ernesto de Martino;
queste avevano principalmente lo scopo di denunciare lo stato di arretratezza dei popoli del meridione
d'Italia, sottolineando la relazione tra questo e le forme arcaiche socio-culturali. Negli stessi anni l'arrivo
in Italia di Alan Lomax, aiutato da Diego Carpitella, apre una nuova forma di ricerca sul campo;
l'utilizzo di moderni macchinari di registrazione apre nuove frontiere sulla ricerca musicale tradizionale.
Canti e musiche vengono impresse su supporti audio, vengono archiviati stili e modi che prima, con la
sola trascrizione "classica", non "riconsegnavano" il vero senso alle generazioni future.
Nei primi anni 70 inizia il fenomeno del Folkmusic revival. In questa fase non si trattava più di
un revival che interessava solo studiosi e ambienti colti, ma di un'onda di interesse più generale.
L'anello di congiunzione che lega queste varie fasi di ricerca al mondo popolare folk è il pensiero
gramsciano; non deve sorprendere se soprattutto l'ultima fase lega l'interesse del folklore alle teorie
marxiane delle classi e all'idea di contrapposizione tra cultura egemonica e cultura subalterna. In tutte le
fasi, la caratteristica oppositiva e contestativa caratterizza la ricerca-riproposizione della cultura
tradizionale, soprattutto nella sua forma musicale. I vari gruppi di folk-revival degli anni 70
sottolineano esplicitamente questo aspetto di contrapposizione alle classi medio borghesi.
Attualmente il contesto è assai mutato, e qualunque definizione di cultura tradizionale o
popolare non può ormai evitare di tener conto del rapporto tra il folklore tradizionalmente inteso e
quello dell'industria culturale, che in buona misura lo altera ma, al tempo stesso, lo conserva e in
qualche maniera lo valorizza. In passato si tentava di tenere separati i due campi, proteggendo la
supposta autenticità delle origini da forme di omologazione, oggi appare invece inevitabile riconoscere
le relazioni tra i due ambiti, inserendole nel contesto di una teoria delle stratificazioni culturali e della
loro interazione. Il desiderio e la ricerca di autenticità vengono oggi frequentemente espressi in modo
molto esasperato. Il tutto si estremizza nella ricerca del tradizionale "genuino", che in alcuni casi diventa

�maniacale, dando origine a falsi miti e a nuove forme di espressioni culturali. Si assiste quasi ad un voler
congelare alcune forme della tradizione, o in altri casi a reinventarne altre per affermare la propria
singolarità, la propria autenticità. Tradimento e tradizione hanno la stessa origine etimologica,
provengono dallo stesso ceppo: tradere, verbo latino che sta per "consegnare"., Il tramandare ha sempre
a che fare con il tradimento, con l'abbandono da parte di un sistema di precedenti regole e forme a
favore della novità. Il processo evolutivo si compie dunque all'interno della dinamica tradizionetradimento, attraverso l'abbandono dell'ultima "consegna" ereditata dalla storia, che verrà tradita in
nome della prossima. Senza tradizione non c'è cambiamento, senza tradimento non c'è modernità.
In Italia si assiste oggi ad un fenomeno strano, una cultura "tradizionale" musicale, concepita e
funzionale ad una comunità per secoli, con le sue normali evoluzioni, che perde la sua funzione, si
allontana dal popolo e viene oggi assimilata proprio dagli eredi di quella classe borghese che un tempo la
emarginava. Il folk music in Italia è diventato per molti aspetti un fenomeno di nicchia.
La musica tradizionale oggi diventa sempre più "urbana", è suonata in strutture e luoghi che
hanno poco a che vedere con il mondo rurale, viene assimilata e metabolizzata dalle nuove generazioni.
Sul piano musicale, la fuga e l'avvento di nuovi linguaggie sonorità hanno stravolto quella che
potremmo chiamare "l'identità musicale" del paese, facendone perdere l'originalità. L'autenticità
musicale rappresenta proprio l'identità di una comunità; al pari dei riti la musica mette in scena la
ripetizione e l'imitazione del gesto ancestrale. Gli uomini si riconoscono appartenenti ad una comunità
anche attraverso la musica.
A partire dagli anni 80, il progressivo sviluppo dei mass-media, del circuito discografico
mondiale, ed alcune grandi manifestazioni musicali, determinano la nascita di una tendenza musicale
basata sulla commistione stilistica di forme e generi del mondo occidentale con quelle delle culture
genericamente definite "altre", un fenomeno che tende alla " globalizzazione" e al multiculturalismo. Si
assisterà in questi anni alla nascita della cosiddetta World Music. I ricercatori degli anni ottanta, si
pongono da tramite tra la tradizione, che perde comunque il legame con il proprio territorio, e i fruitori
del facile "acquisto culturale", trasformando il più delle volte una cultura propria di una determinata
comunità in una forma culturale globalizzata. La trasmissione di un sapere è innanzitutto sensibilità
nell'ascolto e nel rapportarsi nel modo "giusto" da chi dovrebbe trasmettere una conoscenza. Cambia il
modo di veicolare la cultura: mentre prima l'inculturazione era "assorbita" spontaneamente dagli
individui appartenenti ad una comunità ora è ricercata altrove. Gruppi sempre più numerosi di giovani
e non vanno in giro per festival, stage, recercano blog su internet, pur di apprendere qualsiasi cosa che
possa essere considerata originale.
Potremmo dire che stiamo assistendo ad un fenomeno di acculturazione inversa, non più
cultura imposta ma cercata e quindi auto-imposta. La richiesta sempre maggiore di utenza fa si che
nascano scuole di danza e musica tradizionale. L'avvento di canali internet come youtube ha creato una
piattaforma di scambi e condivisioni culturali. Nel mondo virtuale non è più necessario spostarsi
fisicamente per raggiungere un luogo, ma sarà quello di portare i luoghi a casa propria con un click.
L'appassionato ricercatore moderno vuole tutto e subito, senza essere disposto a diventare discepolo,
apprendista. L'apprendistato dell'allievo prevede una funzione "percettiva" e un'attività di mimesi.
Guardare, ascoltare e ripetere: tutto questo implica una pratica del tempo che si dilata in
azioniche possono sembrare svianti, ma che sono essi stessi parte integrante del processo di
apprendimento. Incontri scanditi da rituali precisi. Il tempo dilatato per l'apprendistato "tradizionale",

�crea un momento di vita opposto all'ansia di"prendere" e all'ansia del possesso materiale. L'apprendista
deve avere pazienza e rispettare i ritmi della lentezza, una logica che è ben lontana dal pensare moderno.

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              <text>&lt;!DOCTYPE html&gt;&#13;
&lt;html&gt;&#13;
&lt;head&gt;&#13;
&lt;/head&gt;&#13;
&lt;body&gt;&#13;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Paolo Napoli r&amp;eacute;sume &amp;agrave; grands traits dans cet article 50 ans de collectages, de transmission et de r&amp;eacute;appropriation de la musique traditionnelle populaire italienne. Il pr&amp;eacute;sente ici les diff&amp;eacute;rentes &amp;eacute;volutions et les courants, les modes aussi, qui ont men&amp;eacute; aux pratiques actuelles.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&#13;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cet article correspond &amp;agrave; la conf&amp;eacute;rence donn&amp;eacute;e par Paolo Napoli au CIRDOC le 1er d&amp;eacute;cembre 2016 lors d'une table ronde intitul&amp;eacute;e &amp;laquo; La musica tradicionala mediterran&amp;egrave;a, transmission, partatge e obertura als autres &amp;raquo; dans le cadre de la Setmana calabraise organis&amp;eacute;e par l'association Tafanari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La version donn&amp;eacute;e ici est la version originale italienne. Vous pouvez aussi consulter la traduction fran&amp;ccedil;aise de cet article :&amp;nbsp;&lt;a href="http://occitanica.eu/omeka/items/show/16672"&gt;&lt;em&gt;Tradition et folk-revival&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&#13;
&lt;/body&gt;&#13;
&lt;/html&gt;</text>
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              <text>&lt;!DOCTYPE html&gt;&#13;
&lt;html&gt;&#13;
&lt;head&gt;&#13;
&lt;/head&gt;&#13;
&lt;body&gt;&#13;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Paolo Napoli resum&amp;iacute;s dins las grandas linhas dins aqueste article 50 ans de collectatges, de transmission e de reapropriacion de la musica tradicionala populara italiana. Presenta aqu&amp;iacute; las diferentas evolucions e los corrents, las m&amp;ograve;das tanben, que men&amp;egrave;ron a las practicas actualas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&#13;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Aqueste article correspond a la confer&amp;eacute;ncia donada per Paolo Napoli al CIRD&amp;Ograve;C lo 1&amp;egrave;r de decembre de 2016 a l'escasen&amp;ccedil;a d'una taula redonda titolada &amp;laquo; La musica tradicionala mediterran&amp;egrave;a, transmission, partatge e obertura als autres &amp;raquo; dins l'encastre de la Setmana calabraise organizada per l'associacion Tafanari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La version donada aqu&amp;iacute; es la version originala italiana. Pod&amp;egrave;tz tanben consultar la traduccion francesa d'aqueste article :&amp;nbsp;&lt;a href="http://occitanica.eu/omeka/items/show/16672"&gt;&lt;em&gt;Tradition et folk-revival&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&#13;
&lt;/body&gt;&#13;
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Version fran&amp;ccedil;aise :&amp;nbsp;&lt;a href="http://occitanica.eu/omeka/items/show/16672" target="_blank" rel="noopener"&gt;Tradition et folk-revival&lt;/a&gt;&#13;
&lt;/body&gt;&#13;
&lt;/html&gt;</text>
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          <name>Source</name>
          <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
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              <text>Mediatèca occitana, CIRDOC-Béziers</text>
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      <description>Jeu de métadonnées internes a Occitanica</description>
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              <text>Mediatèca</text>
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              <text>Article scientifique</text>
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          <name>Contributeur</name>
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              <text>CIRDOC - Institut occitan de cultura</text>
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